ITALO CALVINO. Tra impegno, fiaba, gioco. LOCANDINA

INCONTRI DEDICATI AL CENTENARIO DELLA NASCITA DI ITALO CALVINO - MODENA, CASA DELLE CULTURE, SABATO 7 OTTOBRE 2023, ORE 15.30-18.30, DOMENICA 8 OTTOBRE 2023, ORE 9.30-12.30

 

 

In occasione del centenario della nascita (15 ottobre 1923)

 

 

ITALO CALVINO

TRA IMPEGNO, FIABA, GIOCO       

 

 

 

 

 Il 15 ottobre saranno cento anni dalla nascita di Calvino. 

Abbiamo voluto ricordare questa ricorrenza ripensando alla sua opera, che è multiforme ma, a ben vedere, quasi tutta riconducibile a un denominatore comune, fatto di impegno, fiaba, gioco. La nostra ipotesi di partenza è che nella sua narrativa ci sia una linea di continuità, costituita da queste tre componenti,  al di là del frequente cambio di registro. Se questo assunto di base è vero, non si può dire che nel tempo l’opera di Calvino passi dall’eteronomia delle opere ‘impegnate’ all’autonomia del gioco combinatorio dell’ultima fase, bensì che diverse diventino le accentuazioni nelle componenti della sua ispirazione.

Della biografia qui non si dice nulla, perché sull’argomento questa era l’opinione di Calvino: “ Io sono ancora di quelli che credono che di un autore contano solo le opere (Quando contano, naturalmente). Perciò dati biografici non ne do, o li  do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all’altra".

 

 

 

(Prima parte – Sabato pomeriggio)

 

 

1 – Il Calvino ‘impegnato’

 

Con rispetto della cronologia, parliamo subito del Calvino  ‘impegnato’, là dove ‘impegno’ ha significato politico.

Inizia Edda col “Sentiero dei nidi di ragno”, un romanzo nel clima neorealistico, che l’autore definisce esempio di “letteratura impegnata” per combattere su due fronti: contro i detrattori della Resistenza, ma anche contro i sacerdoti di una Resistenza agiografica. Per non trasformare i partigiani in santi , Calvino immagina il distaccamento del Dritto, un comandante invero piuttosto ‘storto’, che raggruppa personaggi anomali. Per tutto il libro serpeggia una vena favolosa, perché la storia è raccontata dal punto di vista di un bambino, che ascolta le storie di donne e di violenza come fiabe che i grandi raccontano tra loro.

 

Lella, con “Gli avanguardisti a Mentone”, ci  racconta di un Calvino che  ricorda se stesso adolescente inquadrato  nelle strutture paramilitari fasciste, guardando le cose con l’occhio dell’adulto che è diventato. Qui lo spazio del gioco – un gioco serio – è nelle battute sarcastiche scambiate con l’amico Biancone e nella decisione di fare di una sola chiave il suo ‘bottino di guerra’.

 

Ancora in clima post bellico ci porta Mirella con “Gli amori difficili” dove, tra l’altro, affiorano la durezza del guadagnarsi da vivere e l’angoscia che dà all’intellettuale la consapevolezza della fatica del lavoro fisico.

 

Decisamente, però, le opere più apertamente politiche sono “La speculazione edilizia” (1957) e “La giornata di uno scrutatore” (1963) Le date (1957, 1963) ci dicono che i nostri accostamenti sono arbitrari dal punto di vista cronologico, anche se sono  coerenti sotto l’aspetto del contenuto, perché i temi fondamentali della narrativa di Calvino serpeggiano nel  tempo per tutta l’opera, ora ‘diluiti’, ora accentuati.

Con “La speculazione edilizia” Francesca illustrerà la denuncia della distruzione di un lussureggiante ambiente naturale per bieco miraggio di profitto economico.

Antonella, con “La giornata di uno scrutatore”, racconterà una storia che ha per Calvino sfumature autobiografiche, inframmezzata a riflessioni su problematiche contemporanee: l’aborto, l’handicap, la manipolazione elettorale dei degenti nel Cottolengo.

 Qui non c’è gioco e non c’è favola, ma solo la dura coscienza critica della contemporaneità.

 

 

2- Il Calvino ‘favoloso’

 

Nonostante la perdurante presenza di una vigile coscienza civile, che affiora anche nelle opere più lontane da un palese impegno, Calvino esprime al meglio sé stesso nelle invenzioni dal tono favoloso.

Lo scopriamo in quella favola illuministica che è “Il barone rampante”, scritta nel 1958, di cui ci parlerà Matilde . Qui la fantasia di Calvino si sbizzarrisce a immaginare in ogni dettaglio la favola della vita di Cosimo sugli alberi, che è anche un serissimo romanzo di formazione dove Cosimo è l’espressione del gusto dell’autore per la costruzione volontaristica e l’estremo rigore, e dove la vita sugli alberi non è isolamento dalla vita sulla terra, ma libertà per realizzarsi pienamente nella vita sociale, affettiva, culturale.

 

Con “Marcovaldo” Calvino inventa un modo favoloso per parlare ancora della contemporaneità, attraverso un personaggio che, però, per certi versi è antitetico al Barone: come questi è rigoroso nella sua determinazione, così Marcovaldo, di cui ci parlerà Marilena, è  personaggio di una ingenuità surreale, che ricorda Charlot;  le sue illusioni sanno di favola, come sembrano frutto di un gioco surreale certe trovate della narrazione. Come innesco delle storie troviamo tante problematiche contemporanee: dall’inquinamento delle acque alla speculazione edilizia, dalla pubblicità invasiva al consumismo, ma l’aspetto sociologico non travalica mai il clima della fiaba e lo stupore di Marcovaldo non diventa mai invettiva.

 

 E’ noto l’amore di Calvino per l’Ariosto.  Questa affinità  nel 1969 ha prodotto “Orlando furioso raccontato da Calvino”, di cui ci parlerà Silvia. Colpisce però un’abissale differenza tra i due: l’Ariosto non si attiene ad alcun limite, né ad alcuna simmetria nella lunghezza dei canti (il più breve ha 72 ottave, il più lungo 199); Calvino invece si impone il rigore matematico degli schemi in cui incasella le sue invenzioni narrative.

 Cosa li unisce allora? Risponde Calvino; “Lo spirito ariostesco per me ha sempre voluto dire spinta in avanti, non voltarmi indietro”. E poi c’è il gusto del gioco, che si traduce nelle invenzioni  del racconto, prodotte dalla fervida fantasia di entrambi.

 

Non può stupire, a questo punto, che Calvino si sia occupato di fiabe, con la monumentale raccolta di “Fiabe italiane”, di cui ci parlerà Luisa. Mancando un Grimm italiano, Calvino si dedica a raccogliere da tutte le regioni italiane materiale fiabesco , che pubblica nel 1956 dopo averlo rielaborato. I ricercatori del folklore lo avevano trascritto fedelmente dai racconti orali  dei diversi dialetti, da cui poi Calvino curò una traduzione in italiano , comprensibile in tutto il Paese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Seconda parte – Domenica mattina)

 

 

3 – Il Calvino post-moderno

 

A metà degli anni sessanta lo stile di Calvino segna una svolta.

Calvino non scriverà più romanzi o racconti nel senso tradizionale del termine, ma  - influenzato dai membri dell’Oulipo (Gruppo di letteratura potenziale) - si dedicherà ai modi della narrativa post-moderna.

 

Tra gli scrittori del gruppo sceglie di occuparsi di Queneau, di cui nel 1967 traduce “I fiori blu”, opera della quale  ci parlerà Angela M. Lo scrittore e matematico francese è contro l’automatismo dei surrealisti come lo è contro l’ispirazione e il lirismo dei romantici, mentre valorizza l’opera costruita secondo precise regole formali, perché “il classico che scrive la sua tragedia  osservando un certo numero di regole è più libero del poeta che scrive quel che gli passa per la testa ed è schiavo d’altre regole che ignora”.

 

Le “Cosmicomiche” , di cui ci parlerà Fabia,  sono la prima opera dopo la ‘svolta’ e nascono nel 1965 dalla combinazione di ambiti disciplinari diversissimi: l’astrofisica e la narrazione letteraria. 

Un brano scientifico diventa ispiratore di un’invenzione che, pur essendo di fantasia, si attiene con coerenza ai presupposti scientifici. Non è  un esempio di nuova fantascienza, perché questa è proiettata nel futuro, mentre le “Cosmicomiche” fanno il verso a un “mito delle origini”. In questa fase Calvino afferma di non credere nel realismo, perché la letteratura, come la matematica, è astrazione e formalizzazione.

 

Del 1972 sono “Le città invisibili”, di cui ci parlerà Ivana.  Si tratta di  un ‘romanzo a cornice’  che contiene la descrizione di 55 città fatta da Marco Polo al Kublai Kan. Nulla è però nella dimensione del reportage di viaggi, perché il dialogo tra i due protagonisti è spesso fiabesco e surreale, anche se tra le righe contiene molte allusioni ai problemi delle città contemporanee.

 

Ancora un romanzo ‘a cornice’ è quello di cui parlerà Serenella: “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, del 1979. Il personaggio principale della cornice è la Lettrice, che per dieci volte esprime un desiderio di lettura, a cui Calvino fa corrispondere dieci incipit di romanzi diversissimi per genere letterario, ma in qualche modo legati tra loro.

 

L’ultimo testo narrativo pubblicato da Calvino nel 1983 è Palomar, e ce ne parlerà Angela C.

L’impegno politico del dopoguerra è ormai lontano e, perduta l’illusione che possa esistere un modello politico su  cui conformare la realtà, Palomar ricerca una possibile armonia nelle cose e negli animali che osserva con la minuzia di un microscopio.  I 27 brevi racconti raccolti in “Palomar” costituiscono “il libro più autobiografico che abbia scritto, perché ogni esperienza di Palomar è una mia esperienza”, e sono una conferma del fatto che Calvino si ritenga più uno scrittore di racconti che di romanzi.

 

 

4 – Il Calvino saggista

 

Nel corso della sua attività Calvino  ha scritto sul senso dell’opera  letteraria le riflessioni che via via gli venivano suggerite sia  dal suo lavoro , sia dalle considerazioni sulla società in trasformazione.

I saggi sono usciti  nel 1980 col titolo “Una pietra sopra” e col sottotitolo  “Discorsi di letteratura e società”.

Ce ne parlerà Rosalba.

 

 

 

 

 

5 – Opere di Calvino uscite postume

 

 Lezioni americane. Il testo, scritto nel 1985, è uscito postumo nel 1988, mancante della prevista sesta lezione (consistency), che Calvino non poté scrivere , impedito dalla morte prematura.

Argomenti  trattati: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità.

Ce ne parlerà Giorgio.

 

Perché leggere i classici  (1995) E’ un libro di saggi, che Calvino scrive sui ‘suoi’ classici del passato e della contemporaneità, preceduti da una spiegazione sul  “perché leggere i classici”.

Però il consiglio che Calvino dà al lettore non è quello di leggere i suoi saggi sugli autori, ma di fare una  “lettura diretta dei testi originali scansando il più possibile  bibliografie critiche, commenti, interpretazioni”, perché un testo dice quel che ha da dire “solo se lo si lascia parlare senza intermediari”.

Ce ne parlerà Luisa.

 

(testo di Ivana Baraldi)

 

 


IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO (intervento di Edda Reggiani)

GLI AVANGUARDISTI A MENTONE (intervento di Lella Andreoli)

GLI AMORI DIFFICILI

LA SPECULAZIONE EDILIZIA

LA GIORNATA DI UNO SCRUTATORE

LA TRILOGIA "I NOSTRI ANTENATI"

MARCOVALDO

ORLANDO FURIOSO di LUDOVICO ARIOSTO raccontato da ITALO CALVINO (intervento di Silvia Piefermi)

FIABE ITALIANE (intervento di Luisa Magnani)

I FIORI BLU di Raymond Queneau TRADOTTI DA ITALO CALVINO (intervento di Angela Mazzotti)

LE COSMICOMICHE

LE CITTA' INVISIBILI (intervento di Ivana Baraldi)

SE UNA NOTTE D'INVERNO UN VIAGGIATORE (intervento di Serenella Barbieri)

PALOMAR (intervento di Angela Codifava)

I SAGGI di ITALO CALVINO

LEZIONI AMERICANE

PERCHE' LEGGERE I CLASSICI (intervento di Luisa Magnani)